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Da paradiso degli hippie alle startup: la nuova vita dell’Isola di Wight
Boom di imprese create da 50enni disoccupati
di Simone Filippetti
4′ di lettura
All’ingresso di Mill Court, un piccolo edificio anni ’70 dell’edilizia pubblica inglese e arredato nel tipico stile burocratico, si presentano in nove. Ci sono solo due giovani, due sorelle: il resto sono cinquantenni. Sono arrivati per un corso di Start-Up gratuito.
Tre sono ex banchieri, compresa l’insegnate che spiegherà come mettere in piedi una propria azienda. Fiona è stata per 19 anni una dipendente di Natwest, uno dei colossi bancari: da dieci vive sull’isola dove tiene corsi come questo, dopo aver mollato lo sportello. Tra gli “alunni” a cui parla c’è anche un suo ex collega: Ryan era un corporate banker (gestiva presiti alle imprese), sempre per Natwest, a Derby in piene Midlands. È uno dei tanti esuberi del mondo bancario anglosassone, o meglio continentale. Si è trasferito sull’isola dove il tempo è molto più mite che a Derby, c’è il mare e la vita costa meno. E ora vorrebbe aprire un’aziendina di riparazioni e lavori di casa.
Il programma del giorno si chiama “Start Me Up” e la cosa curiosa è che solo chi ha più di 50 anni può partecipare. Nell’isola hanno avuto un’idea: chi l’ha detto che le start-up sono solo roba da nerd, patiti di tecnologie e smanettoni di computer? Ma i patiti del fintech, il grosso della digital economy, sono a Londra. A Newport, la “capitale” dell’isola, si sono concentrati sull’attrarre persone che vogliono rifarsi una vita professionale. Start-up non è per forza solo hi-tech: Martin Timbers era scappato 7 anni fa dalla invivibile e carissima Londra per trasferirsi sull’isola e lavorare per la BAE Systems, colosso aerospaziale; ma è finito anche lui sotto la scure degli esuberi. Era già qui e ha approfittato del programma Start Me Up per lanciare una sua azienda: una piccola agenzia di web marketing e design. Nulla di eclatante; nessun unicorno, per ora, a Newport: difficile che da qui arrivi la nuova Spotify o la nuova Instagram.
Ma qui hanno intercettato una domanda: quella fascia di 50enni disoccupati che sono rimasti a metà del guado, troppo lontani dalla pensione, ma anche troppo lontani per essere assunti. E funziona. Delle 470mila start-up che sono state lanciate da gennaio in Inghilterra, oltre 4mila sono state registrate sull’isola: l’1% di tutte le nuove imprese create nel Regno Unito nascono in questo piatto tavoliere dalle scogliere bianche a picco sul mare.
Paradiso degli hippie, emblema di una generazione e di un’epoca, l’isola di Wight fa scattare a tutti in mente i “Figli dei Fiori”, gli anni della contestazione giovanile, culminati nella Summer of Love del “Fate l’amore, non fate la guerra” (la guerra era quella del Vietnam). In giro per l’isola ancora se ne vede qualcuno: anzianissimi, coi capelli bianchi fino ai piedi. Sono i fossili viventi di un’era scomparsa. Perchè oggi Wight, che dal ’68 in poi ha vissuto con un po’ di turismo, vive una seconda giovinezza: sta diventando un polo delle start-up. Tutto è in fermento: il vecchio maniero di Landguard Manor, uno degli edifici più antichi d’Inghilterra citato già nel Domesday Book del 1700, usato come location per i matrimoni, è stato riconvertito nel laboratorio della Innovative Physics, un’azienda che sviluppa Intelligenza artificiale. La radio locale, IW Radio, trasmette programmi sulle Start-up; e i biglietti della Lotteria locale vanno a finanziare i progetti più innovativi.
