Come se non bastasse la chiusura dei bar a causa della pandemia, la Francia si deve trovare anche a fare i conti con nuovi dazi statunitensi sui suoi vini e i cognac, annunciati lo scorso 31 dicembre ed entrati in vigore il 12 gennaio. Si tratta del 25% sui vini fermi e i cognac. Tra le misure anche un aumento del 15% dei prezzi di componenti di aeroplani, nell”ambito della disputa Boeing/Airbus tra Stati Uniti ed Unione Europea.Nolas Ozanam, delegato della Federazione Generale degli Esportatori francesi di vini e liquori, spiega: “Le misure entrate in vigore stanotte, sommate a quelle che già esistevano e che non sono state modificate, hanno un impatto di un miliardo di euro. E’ come se i vigneti della Provenza o quelli dell’Occitania fossero cancellati dalla cartina in un colpo solo”.Negli ultimi 10 anni i produttori di cognac hanno visto più che raddoppiare le vendite delle loro bottiglie negli Stati Uniti, il che ha reso il liquore francese il prodot to più esportato. Una bottiglia su due di quelle prodotte a nord di Bordeaux, è bevuta negli Stati Uniti. Poi è arrivata l’amministrazione Trump.”Durante il 2020, avevamo ancora qualche prodotto che non era stato colpito da queste sanzioni. Ora non più. Non ci sono più scappatoie per la filiera. Ecco perchè è sempre più necessario trovare una soluzione immediata”, continua Ozanam. L’amministrazione Trump è stata una delle più attive di sempre nell’introduzione di imposte doganali. Il cognac, insieme ad altri superalcolici francesi e tedeschi, è una delle vittime collaterali della disputa tra Washington e l’Unione Europea sui sussidi a Boeing e Airbus


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