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Le proposte dell’INPS per la riforma pensioni 2022
Nulla è ancora troppo vicino alla soluzione del caso “Riforma Pensioni”, tuttavia, la Relazione Annuale INPS presentata alla Camera il 12 luglio 2021, fornisce chiarimenti e ipotesi. Come tutti sappiamo, con la scadenza di Quota 100 prevista per fine anno, si concretizzerà il cosiddetto scalone che provocherà un ritardo di cinque anni per l’accesso alla pensione. Pertanto, Governo e sindacati continuano a lavorare al tavolo della Riforma Pensioni per evitare che ciò accada.La relazione INPS 2021La Relazione annuale INPS mette in evidenza tre ipotesi di accesso alla pensione che evitino lo scalone.Quota 41 è una delle tre soluzioni possibili che consiste nella possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi. Attualmente, si può accedere alla pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, mentre occorrono 42 anni e 10 mesi per gli uomini. A parte gli anni di contribuzione, non cambierebbe nulla, anche il sistema di calcolo per determinare l’assegno pensionistico (misto o retributivo) resterebbe identico.La seconda ipotesi riguarda il ricalcolo contributivo che sarebbe simile a quello previsto per Opzione Donna. Ossia, si può accedere alla pensione anticipata perdendo il diritto alla parte da calcolare con il sistema retributivo, quindi, il calcolo sarà interamente contributivo.I requisiti sono alternativi: accedere alla pensione a 64 anni d’età con 20 anni di contributi e un assegno di previdenza maturato, pari a 2,8 volte quello sociale. Oppure, andare in pensione con 64 anni d’età e 36 anni di contributi, senza limitazioni sull’entità dell’assegno.La pensione a doppia quotaIl problema principale è che, pur richiedendo i sindacati una misura priva di penalizzazioni, le casse dello Stato non possono sostenere una misura con i costi di quota 100. Ed il problema di tutte le ipotesi fino ad ora avanzate è che sono tutte molto, troppo costose e proprio per questo motivo che hanno pochissime possibilità di essere accettate dal governo.Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la proposta dell’INPS, formalizzata da Pasquale Tridico.Pensione a 62 anniLa proposta avanzata da Pasquale Tridico prevede due fasi, quella del pensionamento vero e proprio a 62 o 63 anni. In questa fase la pensione spettante sarebbe più bassa perchè calcolata sulla sulla quota contributiva dei versamenti effettuati.Un pensionamento, quindi, a base volontaria con la consapevolezza di ricevere, per un certo numero di anni, un assegno previdenziale più basso. A questa fase potrebbe essere affiancata anche una staffetta generazionale che preveda l’assunzioni di nuovo personale pescato tra i giovani.La seconda fase, invece, scatta al compimento dei 67 anni quando il pensionato finalmente riceverà la sua intera pensione spettante visto che alla parte contributiva si aggiungerebbe anche la parte retributiva.L’anticipo, in questo modo, seppur di 5 anni costerebbe alle casse dello stato decisamente meno.Tridico ha le idee chiare sulla riformaTridico, come dicevamo, ha le idee molto chiare: “Per il dopo non partiamo da zero esistono già nel sistema varie forme di anticipo, sulle quali bisognerebbe concentrarsi. I sindacati dicono di volere la flessibilità e propongono Quota 41, ma questa in realtà è una forma di rigidità, come del resto lo era Quota 100”.Per quel che riguarda la quota 100, infatti,Tridico appare molto critico “L’anticipo è stato usato soprattutto da lavoratori maschi, nel settore pubblico e con redditi medio alti. E non sembra che abbia prodotto l’auspicato ricambio generazionale” afferma in un’intervista rilasciata al MessaggeroIl presidente dell’INPS è molto critico, poi, nei confronti della quota 41 che ritiene iniqua per le donne. Ma Tridico rilancia l’Ape sociale “Abbiamo uno strumento, l’Ape sociale, che andrebbe rafforzato facendo entrare altre categorie degne di protezione, ma sulle base dell’effettiva gravosità delle singole mansioni e questo all’interno di un sistema contributivo che ormai è la regola. Nella visione della flessibilità io avevo proposto anche un doppio canale, uscita a 63 anni con la quota contributiva, mentre la pensione completa scatterebbe ai 67. Un meccanismo del genere porterebbe sostenibilità per i conti pubblici e flessibilità; ma se non lo si adotta, allora la via è quella degli interventi chirurgici come appunto l’estensione dell’Ape sociale e delle regole per i lavori usuranti. Anche l’Europa ci chiede di non tornare indietro sulle riforme previdenziali: d’altra parte abbiamo deciso che i nostri figli avranno queste regole e quindi a maggior ragione devono andare bene per noi”.
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