Nuovo capitolo della guerra tra Mediaset e Vivendi, il tutto a meno di due settimane dall’assemblea che dovra’ approvare la fusione con la controllata spagnola e la creazione della holding olandese MediaForEurope

Con un comunicato stampa, Mediaset ha informato di aver depositato un esposto in Consob per denunciare che Vivendi sta agendo per deprimere il titolo in borsa.

Pier Silvio Berlusconi, a.d. di Mediaset

“Come già accaduto nel luglio scorso”, ha sottolineato Mediaset, “non appena il titolo ha toccato la soglia di 3 euro per azione, discostandosi così in modo apprezzabile dal valore di recesso, Vivendi ha fatto filtrare notizie non confermate con l’evidente intento di screditare tanto il merito dell’operazione di fusione transfrontaliera deliberata dai cda di Mediaset  e Mediaset España lo scorso 7 giugno, quanto la possibilità di realizzarla”.

Un esempio citato è l’indiscrezione fatta uscire dall’agenzia Bloomberg il 20 agosto: “Mediaset shareholder Vivendi plans to vote against the Italian TV company’s proposal to merge with its Spanish affiliate, according to people familiar with the matter, in a potential setback for the broadcaster’s ambition to create a European alliance” ripresa anche in Italia.

Nell’esposto il gruppo italiano ha chiesto che il gruppo francese “venga invitato ufficialmente ad assumere una posizione pubblica e inequivoca in merito alle sue reali intenzioni rispetto all’operazione annunciata lo scorso 7 giugno e all’assemblea del prossimo 4 settembre”.

L’esposto giunge a meno di due settimane (il 4 settembre) dalla assemblea straordinaria degli azionisti (Fininvest con il 44,1%, Vivendi con il 28,8% – di cui però oltre il 19% congelato in un trust-, Ennio Doris con il 2,87%, e la stessa Mediaset con il 3,73%) che dovra’ approvare la fusione con la controllata spagnola e la creazione della holding olandese, MediaForEurope, che porterà a dar vita a un polo tv europeo.

La ‘guerra’ ora si gioca sul prezzo delle azioni del Biscione, il cui valore e’ quasi sempre stato sopra 2,77 euro, prezzo che corrisponde al valore di recesso che verrà riconosciuto agli azionisti che nella assemblea straordinaria non approveranno l’operazione di fusione nella nuova holding.

 

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