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«Quota 100 e il reddito di cittadinanza rimangono», il ministro del Lavoro Catalfo conferma le due misure
Quota 100, pensioni e reddito di cittadinanza, il neo ministro del Lavoro Nunzia Catalfo annuncia che «quota 100 e reddito di cittadinanza rimangono. Poi se ci saranno dei miglioramenti da fare, per quota 100 o per il reddito di cittadinanza, li faremo. Ma le due misure restano». Così il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo a margine dei lavori del Senato interpellata sulle ipotesi di revisione o chiusura anticipata della misura quota 100 introdotta con la scorsa manovra.
APPROFONDIMENTI
Manovra, stop all’Iva e tagli limitati al cuneoReddito di cittadinanza, un milione i beneficiari. L’Inps: «Ora servono miglioramenti» Manovra: 4 miliardi di euro da Quota 100. Il taglio del cuneo fiscale sarà tutto a vantaggio dei lavoratori. La riduzione dei contributi a carico delle imprese, ipotizzata dal Movimento 5 Stelle come possibile compensazione del salario minimo, non ci sarà e tutte le risorse che il governo riuscirà a racimolare andranno a favore dei redditi medio-bassi. A tracciare la linea è Giuseppe Conte che, nel lungo discorso di richiesta di fiducia alla Camera, ha disegnato i contorni della prossima manovra. Insistendo più e più volte sull’impegno riformatore del governo, Conte ha indicato le due priorità: disinnescare l’Iva (costo 23 miliardi) e ridurre le tasse sul lavoro, «nella prospettiva di una graduale rimodulazione delle aliquote a sostegno dei redditi medi e bassi, in linea con il fondamentale principio costituzionale della progressività della tassazione».In questo caso il costo non è certo ma, perchè l’intervento sia quanto meno percettibile sulla busta paga dei lavoratori, non potrà essere inferiore ai 4-5 miliardi. Una delle idee circolate finora è quella di un’estensione del bonus 80 euro (oggi riservato ai redditi tra 8.000 e 26.000 euro) alle fasce più basse sotto la soglia della no tax area e a quelle medie, come minimo fino ai 28.000 euro del secondo scaglione Irpef ma probabilmente anche fino ai 35.000, per riuscire a dare un segnale più incisivo. Tutto si giocherà sulle risorse a disposizione. Anche in questo caso Conte ha dato indicazioni chiare, proponendo di rivitalizzare la spending review, insistendo sulla lotta all’evasione e parlando esplicitamente di ritocchi alle agevolazioni fiscali.Il tema, affrontato più volte e più volte a livello tecnico, è rimasto politicamente sempre un tabù. Toccare le tax expenditures significa infatti inimicarsi fasce di elettorato. Non a caso lo stesso Conte ha mediato parlando di «un attento riordino» che salvaguardi «l’importante funzione sociale e redistributiva di questo strumento». Insomma non si toccheranno le detrazioni sui familiari a carico e quelle sul lavoro. Ma i tempi sono probabilmente maturi per un’effettiva revisione che valga almeno quanto la riduzione della tassazione diretta che le viaggierebbe parallela. Un aiuto arriverà probabilmente anche da Quota 100. Conte non ne ha fatto parola, assicurando invece che il reddito di cittadinanza rimarrà in piedi, ma è stato Pasquale Tridico a fare i conti per il prossimo anno. Sugli 8 miliardi stanziati ne rimaranno, secondo il presidente dell’Inps, circa la metà.L’obiettivo di alleggerire la pressione fiscale dovrà essere perseguito «nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica», non perdendo di vista la necessità di riduzione del debito pubblico per consolidare la fiducia dei mercati e dell’Europa, dove le stesse regole di bilancio garantiscono una certa flessibilità. L’Italia ne ha già usufruito e lo farà probabilmente anche l’anno prossimo, puntando proprio sul «coraggio riformatore» assicurato dal premier. Persino la riduzione dei tassi di interesse, secondo Conte, può essere definita una riforma strutturale. Le stime del Tesoro di oltre un mese fa, quando lo spread viaggiava sui 200 punti, indicavano circa 3 miliardi di risparmi, ma il calo a 150 punti registrato negli ultimi giorni potrebbe far lievitare la cifra che il governo inserirà nella prossima Nota al Def.Nella riforma fiscale del Conte-bis a rimanere a bocca asciutta sarebbero apparentemente le imprese. A loro il premier ha promesso una giustizia celere, con «tutte le garanzie del ministro Bonafede», e uno sforzo di sburocratizzazione. Ma un aiuto potrebbe arrivare anche dalla riproposizione di Industria 4.0 che favorisca la crescita patrimoniale e dimensionale delle aziende. Ultimo aggiornamento: 15:44
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