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Tre donne sull’orlo di una crisi globale: Von der Leyen, Lagarde, Georgieva
Nel discorso tenuto il giorno della sua elezione, il 16 luglio, ha annunciato una conferenza sul futuro dell’Europa, alimentando il dibattito sul riassetto dei poteri di Parlamento, Commissione, Consiglio, in modo da rendere la costruzione europea più rappresentativa e vicina ai cittadini. E si è anche impegnata sul riequilibrio dell’Unione, ricucendo le divisioni Nord-Sud, Est-Ovest, Paesi piccoli e grandi, giovani e vecchi. A complicarle il cammino, oltre alle incognite della Brexit, c’e la frenata dell’economia tedesca.
Georgieva tra certezze e incognite
Nata a Sofia 66 anni fa, Kristalina Georgieva deve ancora superare un ultimo esame prima di potersi considerare nuovo direttore generale dell’Fmi. Nella spartizione postbellica tra Stati Uniti ed Europa, la carica è sempre andata alla seconda (e a un francese 5 volte su 11). Alla fine di faticosi negoziati, Parigi è riuscita a coagulare il consenso dei 28 dietro al nome della bulgara. Il principio, che lascia agli Usa la scelta del presidente della Banca Mondiale, è però sempre più indigesto agli Emergenti, che potrebbero provare a compattarsi dietro a un candidato comune. Il calendario dell’Fmi fissa per il 4 ottobre la nomina del suo direttore generale.
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Sull’elezione della Georgieva c’è poi un ostacolo formale: lo statuto dell’Fmi stabilisce che non si possano avere più di 65 anni al momento della nomina a direttore generale e che non si possa restare in carica oltre i 70. Georgieva ne ha compiuti 66 il 13 agosto. La Francia ha già chiesto di eliminare il paletto, e il consiglio esecutivo dell’Fmi ha appoggiato la proposta, che dovrà comunque essere votata dai membri entro il 4 settembre.
Altra incognita: il premier britannico Boris Johnson, tentato dall’ipotesi di presentare un proprio candidato, l’ex ministro delle Finanze George Osborne, rompendo e indebolendo il fronte europeo. Ha tempo fino al 6 settembre per farlo. Un’altra mano azzardata al tavolo della Brexit.
