Sandro Iacometti

13 agosto 2020

Certo, incassare soldi pubblici destinati a chi è in affanno quando hai il portafogli gonfio non è bello. Se poi a farlo è addirittura chi quei soldi li ha stanziati lo è ancora meno. E di molto. Ma pensiamo davvero che basterà scagliare un po’ di pietre contro quel manipolo di parlamentari barboni per chiudere la vicenda dei furbetti del bonus? Ad esempio, cosa diremmo di un premier che infila in un decreto una norma per evitare il carcere a suo suocero? Quando Silvio Berlusconi veniva accusato di varare modifiche al codice di procedura penale a suo vantaggio si scatenava il finimondo. Del “bonus” che si è regalato Giuseppe Conte, però, non ne parla quasi nessuno.

 

 

Eh sì, perché dopo l’indennizzo da 600 euro elargito a cani, porci e deputati col Cura Italia, l’esecutivo guidato dall’avvocato del popolo ha varato anche il decreto Rilancio. E lì dentro, all’articolo 180, commi 3 e 4, si legge, tra le altre cose, che «per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta di soggiorno e del contributo di soggiorno si applica una sanzione amministrativa». Intendiamoci, la modifica normativa non è scandalosa. Anzi. Finora una giurisprudenza consolidata a colpi di sentenze della Cassazione aveva fatto passare il principio che gli albergatori, costretti dallo Stato a raccogliere dai turisti i 7 euro della tassa di soggiorno da destinare agli enti locali, fossero equiparati a pubblici ufficiali. Di conseguenza, qualsiasi intoppo nel trasferimento dei tributi raccolti, anche da parte di chi ha un semplice bad and breakfast o mette in affitto una camera con Airbnb, comportava l’accusa di peculato (art. 314 cp) e il rischio di condanne fino a 10 anni e sei mesi.

A peggiorare la situazione ci si è messo lo spazzacorrotti voluto dai grillini, che ha inserito il peculato tra i reati ostativi alla concessione delle misure alternative alla detenzione. In altre parole, si va in galera. Bene, dunque, anche se sorprendente, vista la furia pentastellata contro l’infedeltà dei pubblici ufficiali e qualsiasi forma di corruzione, la depenalizzazione del mancato o ritardato versamento delle imposte da parte di albergatori e affini. Dopo il dl Rilancio l’illecito è diventato amministrativo: si restituisce la somma trattenuta illegittimamente, si paga una sanzione e la vicenda si chiude. Cosa c’entra Conte, direte voi. Ebbene, tra i primi a beneficiare dell’allentamento giuridico è spuntato Cesare Paladino, amministratore unico della società Unione esercizi alberghieri di lusso s.r.l che gestisce la struttura ricettiva Grand Hotel Plaza, un albergone di altissimo livello nella centralissima via del Corso a Roma. Per problemi che qui non interessa chiarire, Paladino ha omesso di trasferire al comune di Roma tra il 2014 e il 2018 due milioni di tasse di soggiorno pagate dagli ospiti della struttura. Indagato nell’estate del 2018, lo scorso anno, a giugno, ha patteggiato una pena a un anno, due mesi e 17 giorni. Appena approvato il decreto, il legale Stefano Maria Bortone si è precipitato in tribunale per presentare istanza al gup per la revoca della sentenza di patteggiamento e la cancellazione della condanna.

CONGIUNTI Il dettaglio che manca è che Cesare è il papà di Olivia Paladino, la bella signora che in questi giorni compare sulle riviste patinate con il fisico scolpito accanto al presidente del Consiglio. Ora, l’imprenditore non è tecnicamente un parente di Conte, semmai un congiunto o un affetto stabile, come insegnano i Dpcm, e non dovrebbe rischiare le manette, perché le condanne sotto i due anni c’è la sospensione condizionale della pena. Ma azzerare la sentenza gli consentirebbe comunque di pulire completamente la sua fedina penale e forse, anche se la giurisprudenza in merito non è concorde, di far ripartire da zero il contenzioso con il comune di Roma sui due milioni di balzelli non versati. Insomma, un beneficio non da poco.

Possibile che il premier non fosse a conoscenza dell’impatto della norma sulla vicenda giudiziaria del padre della sua fidanzata ufficiale? Certo, così come i bonus da 600 euro sono stati chiesti da commercialisti troppo zelanti o da compagne che volevano sperimentare il servizio. Molti dei politici che hanno incassato il bonus per gli autonomi non ne sapevano nulla. E lo stesso sarà per Conte. Di sicuro il premier era anche all’oscuro del consistente vantaggio che, come ha svelato a suo tempo Franco Bechis, le aziende della famiglia Paladino hanno ottenuto nell’autunno del 2018 con la rottamazione ter. Grazie al provvedimento varato sotto il Conte I molte società intestate a Cesare, alle figlie Cristiana e Olivia e al loro fratellastro Jhon Rolf Shadow Shawn, figlio di primo letto di Ewa Aulin, la bella attrice che sposò Cesare in seconde nozze, hanno potuto chiedere la rateizzazione, senza multe e interessi, di ventisette milioni di euro di pendenza con l’Agenzia delle entrate. Parliamo di operazioni legali, per carità. Niente truffe e niente inganni. Proprio come i soldi chiesti dai parlamentari. Ma se quei benefici ci sembrano ingiusti e indecorosi, siamo sicuri che non lo siano pure quelli ottenuti dai “congiunti” di Conte?


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