Pensioni, continua la battaglia degli esodati non salvaguardati
9 Settembre 2019 / News, Pensioni / Di Antonella Viviano

Dopo le travagliate vicende politiche che hanno caratterizzato l’estate siamo arrivati al Governo Conte bis che quest’oggi, 9 settembre 2019, chiederà la fiducia. Dopo aver atteso invano che le proprie istanze fossero accolte dai precedenti Governi, gli esodati rimasti esclusi dalle otto salvaguardie pensionistiche varate hanno rivolto un appello al nuovo Esecutivo, affinchè vengano riaperti i termini dell’Ottava Salvaguardia per gli Esodati che maturano il requisito pensionistico entro il 31/12/2021 oppure un apposito nuovo provvedimento di pari contenuti.
“Un Governo che nasce con l’obiettivo operare nell’interesse e per il bene di tutti i cittadini
con l’obiettivo della giustizia e che miri a rimuovere le diseguaglianze di ogni tipo”, come proclamato dal Presidente Conte, non si deve macchiare dello scandalo di lasciare ancora 6.000 famiglie a subire le conseguenze di un torto inflitto dallo Stato in quel nefasto dicembre 2011. Gli ultimi Esodati sono circa 6.000 ex-lavoratori rimasti esclusi dall’ultimo provvedimento di sanatoria (la cosiddetta Ottava Salvaguardia) per inique ed ingiustificabili discriminazioni fra le diverse categorie di lavoratori contenute nella medesima.Chiediamo con fermezza che a questa ingiustizia venga definitivamente posto rimedio subito nella Legge di Bilancio attualmente in preparazione dal momento che la sanatoria della nostra situazione è stata colpevolmente accantonata e non risolta dal Governo Gentiloni nella Legge di Bilancio 2018, accantonata e non risolta (nonostante le solenni promesse) dal primo Governo Conte nella Legge di Bilancio 2019 e non compare neppure nei 29 punti dell’attuale Programma del secondo Governo Conte”, dichiara il Comitato 6.000 Esodati Esclusi.

Senza reddito né pensione da oltre 8 anni

“Siamo Cittadini traditi dallo Stato e dai passati Governi; siamo allo stremo, ostaggi di questa assurda situazione e stiamo pagando un prezzo inaccettabile trovandoci senza reddito né pensione da oltre 8 ANNI! Abbiamo diritto al ripristino del nostro diritto alla pensione ed al futuro delle nostre famiglie. Non possiamo attendere oltre! QUELLA DEGLI ESODATI E’ UNA VERA EMERGENZA SOCIALE ALLA QUALE IL NUOVO GOVERNO DEVE SOLLECITAMENTE DARE RISPOSTE!”, prosegue il Comitato 6.000 Esodati Esclusi.

L’appello al Ministro del Lavoro, Nunzia CatalfoIl Comitato 6.000 Esodati Esclusi chiede al nuovo Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, “che si faccia interprete e portavoce della nostra richiesta di giustizia di cui è già a conoscenza”. “Noi Esodati “dopo un anno di fatiche e anche di speranza” (come aveva affermato recentemente il Ministro Di Maio) non ci meritiamo di essere ancora qui a attendere giustizia. Prima dell’attuale repentino cambio di Esecutivo negli ultimi incontri avuti al Ministero del Lavoro ritenevamo di avere finalmente aperto uno spiraglio di dialogo costruttivo con il Ministero stesso in merito alla riapertura dei termini della Ottava Salvaguardia che avrebbe finalmente dato la possibilità anche a noi ultimi 6.000 Esodati di andare in pensione con le stesse regole degli altri 144.000 Esodati già salvaguardati”, ha dichiarato la coordinatrice del Comitato 6.000 Esodati Esclusi, Gabriella Stojan, in una lettera inviata al Ministro Catalfo.
Il Comitato 6.000 Esodati Esclusi rivolge dunque un appello al neo Ministro del Lavoro:”Le rivolgiamo pertanto un forte ed accorato appello affinché il nostro dramma sia posto quale punto prioritario del Suo Ministero al fine di ristabilire legittimi diritti costituzionali, che garantiscano di condurre finalmente al traguardo pensionistico quanti come noi attendono giustizia da più di 7 anni, vivendo ormai nella disperazione e spesso nell’indigenza. Come Le rappresentiamo l’urgenza, per il Governo che ora metterà mano alla stesura della Legge di Bilancio, dell’inserimento di una apposita norma che consenta la riapertura dei termini dell’Ottava Salvaguardia per gli Esodati che maturano il requisito pensionistico entro il 31/12/2021 oppure l’emanazione un Decreto d’urgenza apposito di pari contenuti”.
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