In attesa del 31 agosto, data in cui il CDA di TIM delibererà sulla creazione di FiberCop, ossia la società della rete secondaria, e sull’ingresso nella stessa di Fastweb e il fondo d’investimento KKR., continua il botta e risposta tra TIM e Open Fiber sul tema della rete unica.

Oggi infatti Open Fiber ha diffuso una nota stampa diretta a Luigi Gubitosi,  in risposta ad una intervista che l’Amministratore Delegato di TIM ha rilasciato oggi sulle pagine del quotidiano la Repubblica.
Riscontriamo l’ennesima intervista dell’amministratore delegato di TIM tutta incentrata a parlare (male) di un’altra società (Open Fiber). Al contempo, il Dott. Gubitosi  attribuisce ritardi ed inefficienze della sua società a gestioni precedenti, delle quali però non vuol parlare (e qui – stranamente – riemerge un britannico fair play).
Ci coglie il sospetto – senz’altro infondato – che Open Fiber sia un’ottima opportunità per non toccare temi scomodi di casa propria, che meriterebbero forse maggiore, analitica ed approfondita attenzione.
Open Fiber non risponde dei suoi risultati e dei suoi conti al Dott. Gubitosi ma ai suoi azionisti e al pool delle 14 primarie banche che la finanziano.

Cosa ha detto Gubitosi nell’intervista su la Repubblica? Ecco alcuni punti dove non sono mancate le ennesime frecciatine al competitor (almeno per ora) Open Fiber:
Open Fiber è in ritardo di tre anni nei suoi programmi di investimento nelle aree bianche, mentre noi saremo pronti a chiudereil “digital divide” in queste aree entro il 2021.
E sempre nel 2021 porteremo la fibra ottica anche ai distretti industriali che ancora non l’hanno.
Alla domanda del giornalista sul fatto che nel 2015 anche TIM aveva promesso obiettivi non raggiunti, Gubitosi taglia corto:

Non parlo di una TIM che non ho conosciuto e che cinque anni fa aveva un altro management. La società di oggi ha dimostrato di rispettare gli impegni.

Tornando poi ad attaccare Open Fiber, mettendo in dubbio i risultati raggiunti fino ad ora, ovvero 9 milioni di abitazioni collegate in FTTH (fibra Gigabit fino all’abitazione) e lanciando una scommessa:

Non dovendo rispondere al mercato Open Fiber fa annunci roboanti seguiti da traguardi non raggiunti. Ai nostri tecnici risultano dati ben diversi. Se, come mi auguro, andremo avanti con un processo di integrazione, la due diligence che andrà fatta risponderà a molti interrogativi.
Una cosa però deve essere chiara: noi siamo accanto al Paese per realizzare un grande progetto industriale e siamo pronti ad accelerare la cablatura della banda ultralarga in tutta Italia, risolvendo i ritardi accumulati da Open Fiber di cui si lamentano tanti sindaci e molti distretti industriali. Si può fare con o senza Open Fiber in tempi rapidi.
Penso che il numero sia inferiore e sono pronto anche a fare una scommessa personale con il presidente di Open Fiber FrancoBassanini. Chi perde la scommessa dà i suoi soldi in beneficenza, secondo la scelta del vincitore.

Come fatto già in occasione della presentazione dei risultati finanziari del secondo trimestre 2020, L’AD di TIM ha ribadito anche questa volta che non ci sono speranza di scendere a compromessi, la rete unica con Open Fiber si farà solo se l’incumbent avrà il controllo: “la differenza di dimensioni tra TIM e Open Fiber è un dato di fatto, quindi non esiste l’ipotesi che TIM scenda sotto il 50,1%”, spiega Gubitosi.
Come finirà? Per molti i giochi sono già fatti, ma quello che è sotto gli occhi di tutti è come TIM abbia iniziato ad investire sulla fibra (anche se per ora principalmente su quella fino al cabinet) solo dopo l’arrivo di Open Fiber, quindi solo dopo che si è creata concorrenza.Condividi o invia a chi vuoi:


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