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L’economia Usa frena: Trump attacca la Fed
L’economia americana rallenta nel secondo trimestre con il pil che cresce del 2%, meno del 2,1% inizialmente previsto. Una limatura al ribasso che sembra allontanare l’obiettivo di Donald Trump per una crescita annuale del 3%. Il presidente però esulta e chiama in causa la Fed: «L’economia va bene. Se la Fed facesse quello che deve fare sarebbe un razzo», twitta in quello che è un nuovo attacco alla banca centrale americana, sulla quale è in pressing da mesi per un taglio dei tassi di interesse.
Trump trova in Pimco un alleato nella sua richiesta alla Fed. Il maggiore fondo obbligazionario al mondo è infatti convinto che la banca centrale dovrebbe ridurre il costo del denaro in modo aggressivo perché i dati economici non sono in grado di catturare in pieno l’entità del rallentamento americano, maggiore di quanto trapela dai numeri. Secondo Pimco un taglio dei tassi di un quarto di punto potrebbe non essere sufficiente a placare i timori di recessione viste le debolezze che iniziano a emergere sul mercato del lavoro e le tensioni commerciali, per le quali non si intravede una schiarita all’orizzonte nonostante i contatti in corso.
I CONSUMATORI SPINGONO LA CRESCITA
Motore della crescita americana nel secondo trimestre si confermano nel secondo trimestre i consumatori: le spese degli americani sono infatti salite del 4,8%, l’aumento maggiore dal 2014. In rialzo anche gli utili azionari, cresciuti del 4,7%: l’aumento rassicura sullo stato di salute di Corporate America alle prese con la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. Una battaglia a suon di dazi: i nuovi di Donald Trump scatteranno l’1 settembre. Persistono invece debolezze sul mercato immobiliare, che sembra affermarsi come il Tallone d’Achille dell’economia americana dopo essere stato al centro della crisi del 2008.
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