Il Codacons ha presentato un esposto alle procure delle città siciliane con i maggiori centri di accoglienza, per le condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti. Il provvedimento arriva dopo la recente ordinanza emanata dal presidente delle Regione Siciliana, che stabiliva la chiusura degli hotspot in Sicilia, e la successiva impugnativa del governo.L’esposto riguarda le procure di Agrigento, Ragusa, Messina e Caltanissetta. Il Codacons denuncia «le gravi violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo, il sovraffollamento ed il trattamento inumano e degradante» nelle strutture di Lampedusa, Pozzallo e Messina, nel centro di prima accoglienza di Caltanissetta, nonchè il «pericolo concreto» che, «dalla condotta posta in essere dai rappresentanti dello Stato (ammassare negli hot spot regionali e cpa immigrati affetti dal coronavirus) ne sia già derivato il pericolo della diffusione della malattia a un numero indeterminato di persone, costituito non solo dagli ospiti degli hotspot».
«Assistiamo da anni a una gestione fallimentare e criminogena degli hotspot e centri di prima accoglienza in Sicilia», afferma l’avvocato Carmelo Sardella, dirigente dell’Ufficio legale Codacons Sicilia, «con la mancanza di salubrità e delle minime condizioni igienico sanitarie di tali strutture che ha ora ripercussioni dirette sul fronte della salute pubblica. Riteniamo, pertanto, necessario che le procure svolgano tutte le indagini del caso per accertare i fatti, alla luce delle ipotesi di reato di tortura, epidemia dolosa (o colposa), lesioni personali e maltrattamenti, nonchè l’eventuale sussistenza di manovre speculative».

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